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Saturnio
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Il mwawsaturnio (o mwbafaunio) (in latino mwbqversus saturnius o mwbgversus faunius) è un verso della mwbwpoesia latina mwcaarcaica. È tradizionalmente considerato un verso indigeno mwcqlaziale o comunque mwcgitalico, la cui struttura si sviluppò forse nello stesso mwcwmwdaLatium; è comunque possibile anche un primo, arcaico influsso della mwdqmetrica greca.
Le più antiche composizioni letterarie a noi pervenute e composte, per certo, in saturni sono lmwdw'mweamweqOdusìa di mwegLivio Andronico e il mwewmwfaBellum Poenicum di mwfqGneo Nevio. Di entrambe le opere sono conservati unicamente frammenti. mwfgAppio Claudio Cieco (censore nel 312 a.C., console nel 307 a.C.) compose delle orazioni in saturni. Nello stesso metro sono gli mwfwmwgaScipionum elogia del mwgqsepolcro degli Scipioni sulla mwggvia Appia. In altre composizioni l'identificazione del metro come mwgwsaturnius è incerta.
A partire dagli mwhqmwhgAnnales di mwhwQuinto Ennio, il saturnio fu sostituito dall'mwiaesametro dattilico e divenne obsoleto. L'esametro dattilico era già caratteristico dell'mwiqepica greca e dopo Ennio lo divenne anche per l'mwigepica latina. Nelle iscrizioni funerarie il saturnio viene sostituito prevalentemente dal mwiwsenario giambico, ma anche dal mwjadistico elegiaco e talvolta dall'esametro.
Contents
• Fortuna
• Note
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Etimologia
Il nome del verso saturnio è riconducibile al nome mwkaSaturnia tellus (terra di Saturno) dato al Lazio: il dio mwkqSaturno, detronizzato dal figlio mwkgGiove, si rifugiò nel Lazio, dove fondò un regno e diede inizio all'età dell'oro. Il verso saturnio è pertanto il verso utilizzato dagli abitanti primitivi del Lazio.
Il nome "faunio" veniva fatto ricondurre al nume mwlaFauno, che l'avrebbe inventato, o ai Fauni, divinità simili ai mwlqsatiri della mwlgmitologia greca.
Struttura
Il saturnio è suddiviso in due unità ritmiche contrapposte, dette mwmqmwmgcola, separate da un'accentuata pausa centrale, detta mwmwdieresi. Il primo mwnaemistichio è normalmente un mwnqdimetro giambico catalettico. Il secondo può essere un mwnwreiziano o un mwoaitifallico e presenta una notevole varietà di ritmi e soluzioni. Ancora oggi gli studiosi discutono sulla natura del saturnio: rimane infatti incerto se si trattasse di un verso di natura accentuativa o di natura quantitativa. Nel primo caso non ci sarebbe differenza tra il saturnio e i metri della poesia italiana, nel secondo caso, invece, significherebbe che già alle sue origini anche la metrica latina era di natura quantitativa. Il grammatico mwoqCesio Basso, individuò come esempio di verso saturnio perfetto il seguente:
«malum dabunt Metelli Naevio poetae»
Nel caso di questo verso, i due cola sono, rispettivamente, un mwpwdimetro giambico catalettico e una tripodia trocaica acatalettica, il cui mwqgschema metrico è il seguente:
∪ — ∪ — ∪ — X | — ∪ — ∪ — ∪
Gneo Nevio e i Cecili Metelli
Nel 206 a.C. Quinto Cecilio Metello era diventato console senza aver percorso il Cursus honorum, appoggiato dal dittatore del tempo. Gneo Nevio sembrò non gradire l'accaduto e ben presto, di fama crescente, indirizzò contro i Metelli il celebre senario giambicocite-ref-1[1]: "Fato Metelli Romae fiunt consules" giocando sull'ambigiutà della parola fatum: poteva essere interpretato o "I Metelli sono eletti consoli a Roma per il volere del destino", oppure "I Metelli sono eletti consoli per la rovina di Roma". La famiglia aristocratica rispose con il saturnio "Malum dabunt Metelli Naevio poetae" ("I Metelli faranno del male al poeta Nevio" oppure " I Metelli daranno un frutto (una mela) al poeta Nevio")cite-ref-2[2].
Fortuna
Il Saturnio fu il verso con cui vide la luce la letteratura latina: in questo metro, infatti, furono composte lmwtg'mwtwmwuaOdusìa di mwuqLivio Andronico e il mwugmwuwBellum Poenicum di mwvaGneo Nevio, ossia i primi due poemi nella mwvqstoria letteraria di mwvgRoma antica.
Già dopo questi due autori, però, il saturnio cadde in disuso, soprattutto per la scelta del poeta mwwaEnnio di comporre le sue opere utilizzando il più raffinato mwwqesametro, di origine greca. Lo stesso Enniocite-ref-3[3] affermò inoltre che i poeti a lui precedenti si erano espressi nella lingua dei mwxgFauni e dei vati, il che conferma che il saturnio fosse un verso antichissimo e tipico del linguaggio sacerdotale.
Nel mwyaI secolo a.C., mwyqOraziocite-ref-4[4] parlò del verso saturnio come di un metro particolarmente rozzo, paragonandolo invece ai più raffinati metri utilizzati alla sua epoca e derivanti dalla mwzgmetrica greca.
Note
cite-note-11. ↑ M.A. Rigoni (a cura di), mwbqLa brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell'aforisma, Marsilio 2006, pp. 392
cite-note-22. ↑ mwcqmalum in latino, sia per l'accusativo di "frutto" che di "male" si pronuncia con la stessa quantità.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikibooks contiene testi o manuali sul saturnio
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Saturnian verse, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.